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Appunti sul dibattito promosso dal circolo PRC Alda Merini di Narni su “ Un biodigestore a Nera Montoro? I c

28/12/2023 19:55

Carlo Romagnoli

Ambiente,

Appunti sul dibattito promosso dal circolo PRC Alda Merini di Narni su “ Un biodigestore a Nera Montoro? I comunisti e la questione ambientale

# Molte società scientifiche e movimenti ambientalisti ritengono che la crisi climatica e quella ambientale siano arrivate ad un punto di sviluppo tal

 

 

# Molte società scientifiche e movimenti ambientalisti ritengono che la crisi climatica e quella ambientale siano arrivate ad un punto di sviluppo talmente critico che stanno chiedendo alla Organizzazione Mondiale della Sanità di dichiarare l’emergenza climatico ambientale a maggio 2024, in occasione dell’Assemblea mondiale dell’organismo delle Nazioni Unite che si occupa di salute: le matrici aria, acqua e suolo sono inquinate - e con esse gli alimenti - da attività produttive e commerciali attente alla sola massimizzazione dei profitti.

Su queste basi non ha senso distinguere crisi climatica e crisi ambientale, essendo entrambe determinate dalla insostenibilità ambientale e biologica del modo di produzione capitalistico

 

L’accelerazione dei fenomeni di degrado climatico ed ambientale cui stiamo assistendo sarebbe dovuta alla particolare capacità distruttiva che le pratiche estrattiviste del capitalismo raggiungono quando lo Stato svolge, così come recitano i manuali neoliberisti, funzioni di supporto al privato, facendo si che i beni comuni sopra citati ( sistemi che regolano l’omeostasi ambientale e le matrici aria, acqua e suolo) siano sottoposti a continui processi di spossessamento e appropriazione indebita da parte di produttori di rischio privati e sempre più spesso “pubblici”, nel senso sopra riferito.

La riconversione delle attività produttive in modo da ottenere la separazione tra ciclo tecnico e ciclo biologico, tecnicamente alla portata dello sviluppo delle forze produttive, chiamata “economia circolare”, viene nelle attuali condizioni di dittatura economica della borghesia subordinata a concrete occasioni di guadagno da parte dei capitalisti.

Questi hanno portafogli di risorse monetarie la cui massa raddoppia ogni 25 anni il che li porta a cercare impieghi remunerativi con particolare determinazione e totale assenza di riguardo per clima, ambiente e salute: nel caso di specie del bio digestore che un gruppo di imprenditori privati vorrebbe installare a Nera Montoro, si tratta di un impianto che teoricamente ha una sua indubbia collocazione nell’economia circolare per il riciclo della frazione organica dei rifiuti solidi urbani e dei fanghi da depurazione che altrimenti vengono smaltiti nei campi, nei corsi d’acqua e nel mare, ma la sua collocazione nella zona industriale di Nera Montoro, dove già è attivo un altro biodigestore che già pone problemi di per se, è del tutto indipendente dai bisogni e dalla programmazione territoriale.

Per parte nostra, occorre tenere presente che nel primo ciclo di costruzione del socialismo date le condizioni di bisogno materiale che il proletariato si trovava ad affrontare e risolvere ci si è concentrati soprattutto sulla produzione di beni essenziali e sulla loro distribuzione in un contesto non consumistico non essendovi plusvalore da realizzare: se sul secondo terreno siamo stati travolti dalle pulsioni consumistiche promosse dal capitalismo, occorre dire che nel primo ciclo di costruzione del socialismo avevamo ragione nel sostenere un approccio anti consumistico e un approccio attento ai consumi avrà un suo valore attuale indiscutibile in un nuovo ciclo di edificazione socialista in cui i comunisti dovranno programmare attentamente la produzione di beni che abbiano in ogni caso, oltre ad un valore d’uso specifico, anche il valore d’uso sostenibilità, un terreno su cui si può sfidare il capitalismo che invece trova in questo un limite alla sua fame di profitto.

Se questi aspetti sul piano teorico sono presenti, dobbiamo registrare come problematici i ritardi importanti delle forze politiche e sindacali della sinistra occidentale, ferme su posizioni sviluppiste che non hanno più senso dato che il problema oggi non è produrre nuova ricchezza ma rendere sostenibile quella che già produciamo e distribuirla in modo equo, dando di più a chi ha più bisogno.

Gli operai della GKN hanno dato un contributo fondamentale allo sviluppo di questa linea, ma solo guardando all’Umbria, sia in acciaieria a Terni, che nei cementifici a Gubbio che nella fonderia di

Assisi non si colgono tracce del necessario dibattito né tra i lavoratori, né tra le forze sindacali e nemmeno tra quelle politiche.

Anzi si subiscono i disegni e gli approcci padronali (“Il distretto del cemento” rilanciato dalla FILLEA a Gubbio) il che rende necessaria una ampia opera di dibattito ed auto formazione essendo evidente che solo quando i produttori si collocheranno su questo terreno e controlleranno la sostenibilità ambientale dei beni, si potranno iniziare a vedere dei miglioramenti sul piano climatico ed ambientale, essendo del tutto non strutturali e parziali le iniziative di lotta all’inquinamento promosse dalle classi medie.

 

## Ma vediamo con maggiore precisione cosa accade intorno a noi al fine di avere elementi di giudizio su quali saranno gli scenari più probabili nel breve medio periodo.

Le temperature medie mondiali sono ormai arrivate a + 2° gradi rispetto all’era preindustriale, evidenziando sia che gli accordi di Parigi (max 1,5 gradi) non sono stati assunti seriamente nella programmazione delle politiche industriali capitalistiche, sia che gli accordi stipulati dall’Occidente propaganda non lo impegnano affatto nella loro applicazione ma anche che la regolazione del sistema produttivo capitalistico è una attribuzione che gli stessi stati capitalisti non hanno all’interno dei meccanismi di mercato, con ciò evidenziando l’inferiorità e la pericolosità del “Mercato” rispetto al “Piano”.

Quindi la biodiversità si è ridotta drasticamente, molti sotto sistemi ambientali sono sregolati e non contribuiscono più all’omeostasi globale del sistema terra: quando in un sistema complesso l’omeostasi si rompe sia il ritorno alle condizioni preesistenti che la possibilità di una ordinata gestione di processi di adattamento sono eventualità teoriche la cui probabilità è sostanzialmente ignota.

Del pari, sul piano dei sistemi biologici e quindi anche dei nostri corpi osserviamo che le microplastiche sono presenti nel liquido seminale e nella placenta, i bio monitoraggi su campioni di donne in età fertile e bambini mostrano la presenza di coktails di sostanze cancerogene, mutagene, tossiche e con funzione di interferenti endocrini, ognuna delle quali può causare danni importanti alla salute: gli interferenti endocrini ad esempio sono anche implicati insieme al proliferare incontrastato di campi elettromagnetici nella riduzione del numero e della motilità degli spermatozoi.

Le evidenze sugli effetti nocivi dell’inquinamento sono sotto gli occhi di tutti ed hanno portato l’OMS ad abbassare di molto i limiti di qualità dell’aria data la pericolosità dei livelli attuali di inquinamento permessi dalla normativa vigente. Infatti applicando i nuovi valori proposti dall’OMS si eviterebbero in Europa 253.000 morti premature dovute all’esposizione al particolato fine, 52.000 riconducibili al biossido di azoto ( inquinamento da traffico) e 22.000 per l’esposizione a breve termine all’ozono, mentre in termini di morbosità, cioè di malattie provocate dall’inquinamento emergono dati inquietanti sulle malattie respiratorie cronico ostruttive e sul diabete mellito di tipo 2 dove il contributo del biossido di azoto è molto rilevante e almeno il 30% dei casi di diabete sarebbero determinati dall’inquinamento ambientale.

L’ Italia ha il maggior impatto tra tutti i paesi UE: 46000 morti premature da pm 2,5, 11300 da biossido di azoto e 5100 all’ozono: un bilancio che ammonta a circa un quinto dell’intera mortalità UE.

In Umbria a partire da questi dati, emerge una prima stima di circa 667 morti premature da Pm 2,5, 164 da biossido di azoto, 74 da ozono per un totale di oltre 900 morti premature.

 

### Mentre tutto questo avviene e ci viene documentato dai sistemi di sorveglianza ambientali e sanitari, quanto accade ai diversi livelli indica con chiarezza che la crisi climatico ambientale può essere solo aggravata dal modo di produzione capitalistico in quanto:

a) l’Occidente ed il SUD globale sono impegnati in una guerra per il controllo delle risorse, il primo per continuare a sfruttarle mantenendo il livello di vita ambientalmente insostenibile di cui godono le sue classi medie, il secondo per succedere al primo nello sfruttamento e raggiungere gli stili di vita occidentali. “Bla bla bla” vengono diffusi in ogni occasione dai vari contesti sovranazionali, da

ultimo nella COOP 28 Dubai dove gli USA hanno rilanciato l’energia nucleare mentre i paesi produttori di petrolio e gas hanno corrotto il dibattito attraverso potenti azioni di lobby e difeso il protrarsi dell’uso dell’energia fossile.

b) L’Unione Europea attualmente è molto più impegnata sulla guerra che sul clima e l’ambiente e la sua politica sui temi in discussione è ambivalente, nel senso che promuove misure ambientali gestibili in ottica capitalistica ( es.: passaggio all’auto elettrica con abbandono dei motori termici entro il 2035) e parallelamente mantiene una linea necro politica su provvedimenti che intralciano il business approvando perciò:

- un Piano per l’Agricoltura Comunitaria (PAC) che prevede agrotossici e allevamenti intensivi;

- il prolungamento dell’uso del diserbante glifosate - sulla cui tossicità sono disponibili forti evidenze - per altri 10 anni;

- limiti restrittivi alla cogenza del regolamento sugli imballaggi

- resistenze di vario grado al recepimento dei nuovi limiti di qualità dell’aria dell’OMS

- indebolimento delle direttive volte a vietare o restringere l’uso di sostanze note come dannose per la salute (Reach) e di molti pesticidi attivi come interferenti endocrini, etc;

c) in Italia il governo di estrema destra guidato dalla Meloni, espressione del capitale finanziario e della classe media disagiata, è sostanzialmente negazionista e ha attivato una commissione composta in prevalenza da tecnici con conflitto di interesse per rivedere tutta la normativa sull’ambiente, i suoi ministri parlano di indispensabile uso degli agrotossici e di rilancio del nucleare, le regioni del Nord fanno azioni di lobbing sulla Unione Europea affinché non recepisca i nuovi limiti di qualità dell’aria OMS nonostante la pianura padana sia uno dei luoghi più inquinanti d’Europa, mentre a Roma la giunta Gualtieri (PD) si appresta ad attivare un altro inceneritore;

d) in Umbria la Giunta Tesei mentre privatizza la Sanità, non solo non fa assolutamente nulla in termini di prevenzione primaria ambientale ma ha sollecitato attivamente provvedimenti nazionali per escludere la Valutazione di Impatto ambientale sui cementifici di Gubbio che usano CSS, a Terni insiste sulla responsabilità di chi usa legna nel causare la gran parte dell’inquinamento dell’aria assolvendo produzione di acciaio, incenerimento e traffico e approva un piano regionale dei rifiuti che immobilizza le attività di riciclo per alimentare un nuovo inceneritore le cui emissioni, per nostra maggior gloria, si aggiungeranno a quelle che già inquinano l’aria, l’acqua, i suoli, gli alimenti e quindi i corpi, una scelta talmente sconsiderata che i circa 200 milioni di euro necessari per realizzarla non potranno essere attinti dal PNRR perché l’Europa considera l’incenerimento pratica non virtuosa e quindi andranno sborsati dai contribuenti.;

 

Se aggiungiamo a tutto questo che il fattore tempo è una risorsa già ora scarsa perché dopo ventotto Conferenze internazionali sul clima il degrado climatico ambientale accelera piuttosto che ridursi possiamo concludere che né capitale finanziario, né classe media né proletariato hanno strategie definite ed all’altezza del problema: lo scenario più probabile è quindi al momento il caos.

 

 

#### Sul piano tecnico il biodigestore di cui si discute l’attivazione nel territorio di Nera Montoro dovrebbe trattare 100.000 tonnellate di materiale in ingresso composto da 40.000 tonnellate di Frazione Organica di Rifiuti Solidi Urbani (FORSU), 40.000 tonnellate di fanghi di depurazione, più 20.000 tonnellate di biomasse; sintetizzando molto – l’intervento dell’Avvocata Valeria Passeri esperta di diritto ambientale poi entrerà nei dettagli tecnici e giuridici - attraverso un primo trattamento di fermentazione anaerobica ( cioè in assenza di ossigeno) produrrà biometano e digestato; questo ultimo viene sottoposto poi a trattamento aerobico per produrre compost da usare in agricoltura come ammendante, con un impatto ambientale di media rilevanza secondo i proponenti, che si sostanzia in problemi odorigeni ( c’è un asilo nell’areale di diffusione) potenziali rischi da emissione di microorganismi patogeni con impatto su lavoratori e persone presenti nell’areale di diffusione, e potenziale impatto sulla falda e sul fiume Nera in caso di malfunzionamenti o stravasi dai bacini di deposito dei materiali e di raccolta delle acque reflue ed un aumento dell’inquinamento dell’aria da traffico veicolare per i materiali in ingresso ed in uscita.

L’impatto occupazionale è modesto.

Nella zona è già presente un altro biodigestore che produce i suoi problemi di impatto ambientale.

E’ un ottimo esempio di estrattivismo in un contesto normativo segnato dalla progettualità neoliberista che da priorità al “fare impresa” cui vengono messi a disposizione territorio e matrici in una ottica bypartisan: i privati investono e possono quindi spossessare il territorio ed usarne le matrici grazie al ruolo pro attivo del pubblico cioè dello stato neoliberista che si fa bello nell’espropriare beni comuni che appartengono a tutt@.

 

 

##### Sul territorio è attivo un Comitato che si oppone all’attivazione di tale biodigestore, mentre il consiglio comunale ha approvato una delibera in cui si disapprova la nuova installazione.

Sul piano politico si pone il problema di come difendere il territorio e chi ci vive e lavora, tutelando i beni comuni ambiente e salute da spossessamenti.

L’esperienza accumulata in decenni di lotte ambientali dimostra che la normativa da poco spazio agli interventi preventivi e nei casi in cui si è arrivati a mettere in discussione l’approccio estrattivista, vedi a Gubbio dove un insieme di pressioni fatte da comitati e amministrazione comunale ha spinto la USL ad avanzare la necessità di una Valutazione di Impatto Ambientale per i cementifici che usano Combustibile Solido Secondario, modifiche peggiorative della normativa nazionale sono state rapidamente approvate con voto bypartisan e sollievo delle strutture sindacali. Del pari modelli di prevenzione primaria territoriale (ecodistretto, biodistretto, ecc) che pure abbiamo prodotto ed affinato con grande cura restano proposte idealiste di ambientalisti benpensanti senza la loro assunzione da parte dei produttori, che è il punto critico la cui soluzione può segnare una svolta nella difesa della qualità dei territori mentre se i produttori restano aggrappati sempre e comunque ai progetti degli imprenditori il futuro si preannuncia incerto.

Occorre fare inchiesta sul problema, capire cosa si può fare con i lavoratori sul piano della auto-formazione e della formazione, conoscere e valutare esperienze che hanno portato a valorizzare la sostenibilità ambientale producendo occupazione sostenibile, valutare insieme le possibili applicazioni….

Ecco perché i comunisti sono fondamentali nell’affrontare la crisi climatico ambientale, mentre la classe media ed i governi neoliberisti possono proporre solo soluzioni parziali e di scarso o nullo respiro, i cui effetti negativi si vedono ogni anno che passa.

Grazie al circolo Alda Merini del Partito della Rifondazione Comunista per aver aperto la discussione.

 

Carlo Romagnoli

Dip Welfare, Salute Sanità e Servizi Sociali del PCI

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